Fiandre a due ruote: la mia nuova vita al ritmo dei pedali

In Belgio ho capito che non importa quanto tiri il vento: l'importante è continuare a pedalare verso la propria meta
Hallo, ik ben Angelica!
Ciao a tutti! Sono Angelica e vengo da Padova, più specificamente da Casalserugo. Sto trascorrendo il mio anno in Belgio fiammingo a Geluwe, una cittadina al sud delle fiandre e al confine con la Francia.
Ho avuto questa possibilità grazie alla borsa di studio della Fondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo.
Questa borsa di studio per me ha significato la realizzazione di un sogno che avevo fin da quando ero bambina. Ho sempre voluto fare “l’anno all’estero” ma non sapevo ancora in quale tra i tanti paesi del mondo. Durante il concorso, nella mia lista di destinazioni avevo inserito istintivamente i paesi che più mi piacevano e verso cui avevo più curiosità, senza avere troppe certezze o informazioni a riguardo.
Alla fine la vincita del concorso mi ha portata qui in Belgio e non potrei esserne più contenta!
La cittadina in cui sono non è molto grande ma è tanto accogliente e le persone sono molto gentili. Per strada tutti non esitano a salutare, specialmente se sei "nuova" come me.
L’unico aspetto negativo? Il freddo. Fa molto freddo, specialmente la mattina e la sera e se devi andare a scuola in bici all'inizio può non essere molto piacevole, ma poi ci fai l'abitudine.
Le mie giornate tipo sono molto movimentate visto che mi muovo sempre in bici. La sveglia suona alle 6.15, mi vesto, prendo lo zaino fatto la sera prima e vado giù in cucina. Faccio colazione, mi preparo il pranzo, lavo i denti e alle 7.30 prendo la mia bici e parto. Il tragitto dura più o meno 15 minuti. Una volta arrivata a scuola vado nella stanza con gli armadietti e prendo i libri che mi servono le prime 4 ore. Alle 8 in punto dobbiamo essere nello “studie” dove fanno l'appello e ascoltiamo le notizie del giorno attraverso la radio. Dopo di che iniziamo la nostra giornata scolastica con la prima lezione e cambiamo classe ogni ora. Alle 12.00 finiscono le lezioni della mattina e andiamo a mangiare a turni di classe: di solito io, che sono nell’ultimo anno, mangio abbastanza presto.
Alle 13.15 le lezioni riprendono e finiscono o alle 16.15 o alle 16.55. Giusto il tempo di riprendere la mia amata bici e sono a casa.
Il mercoledì invece le lezioni finiscono alle 12.05, quindi prendo il treno per andare a frequentare le lezioni di olandese organizzate da Intercultura.
Una volta a casa faccio i compiti e alle 18.00/18.30 ceno con la mia famiglia ospitante, per poi qualcosa in TV tutti assieme.
Verso le 22.00/22.30 finisce la mia giornata e vado a letto per riposare e non perdere nulla della giornata successiva.
Ho sempre voluto partire, vedere culture nuove e conoscere persone da tutto il mondo: Intercultura è stato il mezzo migliore per farlo.
Sia grazie alle borse di studio, sia grazie alla disponibilità dei volontari. Soprattutto le attività che abbiamo fatto sono state molto utili per superare tutte le paura che ognuno di noi aveva. La mia paura più grande era quella di non riuscire a fare amicizia e di non trovarmi bene con la famiglia, ma per fortuna questo non è accaduto.
I miei compagni sono molto gentili e disponibili e non avrei potuto desiderare una famiglia migliore.
Consiglierei a tutti di partire per un anno, o anche meno, all’estero.
Ti cambia letteralmente la vita e ti fa scoprire, sin dal primo giorno, cose di te che in Italia non avresti mai scoperto.
Io, per esempio, ho scoperto di essere più coraggiosa di quel che pensavo: buttarsi e parlare con persone che non parlano la mia stessa lingua, lasciare le abitudini e i cari in Italia, iniziare una scuola nuova in una lingua che non capisco con persone che non conosco.
Non avrei mai pensato di essere capace di tutto questo e invece eccomi qua.
Non abbiate paura di buttarvi senza sapere cosa troverete. Vanno fatte tante esperienze e vanno conosciute tante persone.
All’inizio sarà difficile, lo ammetto. Ci saranno dei momenti “no” ma non abbiate paura. Ci saranno un sacco di persone pronte a sostenervi: i volontari di Intercultura in Italia, i volontari del paese in cui sarete, gli altri exchange students e la vostra famiglia ospitante.
Auguro a tutti di vivere un’esperienza del genere perché ne vale davvero la pena. Questo è il modo perfetto per vivere al massimo la nostra vita da adolescenti.











Angelica L.
Casalserugo (PD)Un anno scolastico nel Belgio fiammingo