Oltre il ghiaccio: il mio anno speciale tra le nevi del Canada
Il freddo canadese non è un ostacolo, ma la cornice perfetta per un'esperienza che mi ha scaldato l'anima
Non avevo aspettative, non mi aspettavo di tornare a casa e ricevere questa notizia, non mi aspettavo davvero di vedere mia madre piangere così. Non c’era tutta la famiglia quella sera, ma qualche mese dopo, quando sono partito, c’erano proprio tutti, molti in lacrime, ma io non mi ero mai sentito più vivo. E così il giorno dopo ero seduto prima su un treno, poi sul primo aereo, dove ho conosciuto gli altri ragazzi in partenza con me: caratteri diversi, ma con le stesse emozioni. Lì ho conosciuto molte delle persone che oggi rientrano tra i miei migliori amici e che senza i quali la mia esperienza non sarebbe stata la stessa. Allegra, per esempio, che magari starà anche leggendo questo testo, è diventata poi la mia vicina di casa e di scuola a Drummonville.
Canada, una fantastica terra, conosciuta per orsi, renne, laghi, balene e chi più ne ha più ne metta. La terra dello sciroppo d’acero, ma anche una terra libera, dove ognuno può essere quello che vuole, dove ognuno può aprire le braccia e respirare il vento freddo ma piacevole che accarezza il volto di chi cammina per le sue terre o naviga le sue acque.
Certo, è un Paese freddo ed è difficile abituarsi a questo aspetto, ma è allo stesso tempo curioso vedere per un anno un lungo inverno come quello québecois. Le persone sono incredibili, i loro cuori caldi contrastano i -40°C a cui abitualmente il freddo arriva, solo i ragazzi qualche volta sono difficili, hanno bisogno un po’ più tempo per sciogliersi.
La mia famiglia ospitante era considerata “speciale” perché composta solo da una persona, Pierre, il mio Père québécois. Io invece l’ho ritenuta speciale perché mi ha fatto vivere delle esperienze incredibili e che, anche ora che sono tornato da più di un anno, mi fa sentire sempre parte della sua famiglia e sono certo che così sarà per sempre. Credo che non riuscirò mai a ringraziarlo abbastanza per tutto quello che ha fatto per me. A metà dell’anno abbiamo anche deciso di ospitare un ragazzo austriaco, Johannes, ormai mio fratello per la vita, con il quale ho condiviso i momenti più belli.
La scuola è concepita in modo diverso: tutto è pensato in funzione degli studenti, ci sono migliaia di attività da fare, le lezioni sono divertenti e, non ci crederete, ma vorresti che non finissero mai. All’inizio è difficile stringere amicizia con le altre ragazze e ragazzi, ma dopo qualche settimana anche loro si aprono e diventano amici veri, rimangono sempre stupiti quando dici di essere uno studente internazionale: è bellissimo rispondere alle loro domande oppure insegnare qualcosa di nuovo sulla nostra cultura. Con la mia classe, già la prima settimana, siamo andati a scalare una montagna ed è stata una delle cose più “agréable” (piacevoli, non si riesce a tradurre efficacemente questo aggettivo) che abbia mai fatto. Per arrivare a scuola prendavamo l’autobus giallo, avevamo l’uniforme e ogni mattina sembrava di stare in un film. Uno dei giorni più belli della mia vita è stato il giorno del “bal des finissants”, ovvero la consegna dei diplomi con il ballo di fine anno.
Tutto quello che dicono sui canadesi e lo sciroppo d’acero è vero: ne sono talmente ossessionati che esiste la versione allo sciroppo d’acero di qualsiasi cibo e prodotto, dai biscotti allo shampoo.
Molte delle cose che più hanno segnato quest'anno le ho vissute con gli altri exchange students della mia città: l’esperienza è, infatti, anche scoprire tutte le loro culture. Nel mio Centro locale hanno organizzato molte attività per farci scoprire ancora meglio la loro cultura: ho avuto modo di provare tantissime cose, tra queste il curling, uno degli sport più conosciuti in Canada, ovviamente dopo l'hockey e il football americano.
A Intercultura devo davvero tanto: ho imparato a conoscermi, ho imparato i miei difetti e i miei pregi, ho imparato a superare gli ostacoli che la vita ci pone e ho imparato che spesso dare fa molto meglio che ricevere
anche solo delle piccole cose come insegnare agli altri come fare la pasta o la pizza, a scoprire la nostra cultura.
Un altro enorme ringraziamento va a Pirelli, il mio sponsor, senza il quale probabilmente non sarei mai partito e che si è interessato a me per tutta la durata dell’esperienza.
Drummonville e il Québec sono ora parte di me e spero davvero di tornarci presto, dato che avrei dovuto passare l’estate lì, ma il periodo storico non me l’ha permesso. Mi manca ogni giorno, mi mancano tutte le persone, anche quelle che vivono in giro per il mondo, ma che il destino mi ha fatto incontrare proprio lì, mi manca la mia famiglia del Québec, gli amici, la scuola, il freddo.
Sono “tombé amoureux” di questa terra e delle persone che la abitano.








































Sean Martin M.
Mortara (PV)Un anno scolastico nel Canada francofono