Ascoltare la natura per ascoltare sé stessi

In Finlandia ho imparato che la chiave per superare ogni differenza è nel dialogo quotidiano.
“Perché la Finlandia?” una delle prime domande alla quale bisogna rispondere è sicuramente questa.
La Finlandia per me prima di partire rappresentava la terra dei desideri: amo la natura e questo paese vive letteralmente dei propri paesaggi incontaminati e ammiro il modo in cui la gente rispetta e preserva le bellezze naturalistiche del proprio paese.
Penso che anche molti di voi abbiano stereotipi sulla natura finlandese, sui suoi laghi e sulla Lapponia, dove Babbo Natale e i suoi folletti lavorano notte e giorno per consegnare in tempo tutti i regali entro il giorno di Natale.
A parte gli scherzi è molto difficile cercare di non creare aspettative per il paese che ti ospiterà per un anno intero, quando sai che in quel poco tempo dovrai ripartire da zero e ambientarti in un contesto culturale profondamente diverso da quello in cui hai vissuto la tua vita fino ad allora. La mia aspettativa più grande era quindi di riuscire a passare più tempo possibile nella bellissima natura finlandese. Già mi immaginavo immerso nella foresta ad apprezzare il silenzio di una terra che non mi apparteneva davvero, ma di cui me ne sentivo parte ancora prima di metterci piede.
Pur vivendo al Sud del paese, precisamente nella città di Vantaa, ho avuto la fortuna di visitare la Lapponia per ben due volte e in ognuna di queste ho avuto esperienze diverse ma significative. Devo purtroppo anticiparvi che non ho avuto il piacere di incontrare Babbo Natale.
La prima volta in Lappi, così come la chiamano i finlandesi, è stata per una battuta di caccia in ottobre, mese nel quale è più raro ammirare la “ruska” finlandese, come viene indicato tipicamente quel periodo dell’anno nel quale la foresta si riempie di colori varianti dal giallo al rosso. Ho avuto la fortuna di restare lì per circa tre giorni con mio fratello e mio papà ospitante, accompagnato da un amico di famiglia.
Dormivamo in una casetta di legno vicino ad un fiume al confine con la Norvegia, in una città che si chiama Karigasniemi. Il silenzio che aleggiava nell’aria era disturbato solo dal rumore dei nostri passi sul terreno fangoso e in poco tempo ho imparato a muovermi in maniera silenziosa. Per tre giorni ci alzavamo presto e camminavamo tutto il giorno nella vasta e silenziosa landa in cerca della preda e nei momenti di pausa mi hanno insegnato alcuni stratagemmi per avvistare gli uccelli che stavamo cercando.
La parte che mi ha colpito di più non è stata trovare la ricompensa di tanta fatica, ma il percorso che bisognava fare per arrivare alla meta: in quel tempo rimanevamo il più possibile in silenzio e potevi godere della semplicità e della straordinaria unicità del posto. Inoltre mi ha colpito parecchio il rispetto dei finlandesi per la preda, anche dopo che questa era stata uccisa.
Come ho già detto, ho avuto la fortuna di potere tornare in Lapponia una seconda volta, precisamente in occasione del campo AFS in febbraio. Insieme ai volontari finlandesi abbiamo partecipato a tipiche attività finlandesi, quali la sauna, “avanto”, il bagno nel lago ghiacciato, un vero e proprio biglietto della visita per chi vive in Finlandia; non potevano mancare lo sci di fondo e la discesa libera, la ciaspolata, la pesca sul lago ghiacciato ed infine la guida della slitta trainata dalle renne.
Per la durata di cinque giorni mi sono ritrovato a Pyhätunturi con alcuni dei compagni di viaggio con i quali sono partito per questa esperienza unica. Abbiamo scambiato idee e pensieri sulla nostra esperienza e sulla Finlandia in generale. Probabilmente una delle attività che mi ricorderò per sempre è stata la visita alla fattoria delle renne, a cui abbiamo anche dato da mangiare. In seguito, ci è stata data l’opportunità di guidare la slitta trainata dalle renne e alla fine del giro abbiamo persino ricevuto la patente di guida.
Come poter dimenticare quella volta in cui ho attraversato il lago ghiacciato con gli sci da fondo: eravamo quattro persone e un po’ alla volta ci aprivamo la strada in mezzo alla neve che copriva una lastra enorme di ghiaccio.
L’idea è nata un po’ per scherzo: un ragazzo del nostro gruppo voleva a tutti i costi raggiungere la sua casa per le vacanze estive, che si trovava sullo stesso lago sul quale stavamo sciando. Confesso di avere avuto qualche difficoltà a pensare al caldo estivo in mezzo a tutto quel gelo.
Inizialmente pensavamo di andare e tornare per la stessa strada, ma in seguito ci siamo accorti che era una distanza un po’ troppo lunga anche per i ritmi finlandesi. A circa otto chilometri dall’arrivo abbiamo lasciato il lago per fare una pausa nel bosco, dove sono messe a disposizione alcune aree per accendere il fuoco. Lì abbiamo preso una cioccolata fatta in casa e mangiato del pane e formaggio per ricaricare le energie.
Sciare su un lago ghiacciato è un’esperienza davvero particolare perché devi aprirti la strada da solo o con il gruppo con il quale stai sciando. Sai di avere una massa gigantesca di acqua sotto di te e devi stare costantemente attento se ci sono punti che potrebbero cedere lungo il percorso. Se poi ti alleni un po’ puoi addirittura passare alla tecnica di “pattinaggio”, che ti permette di andare più veloce facendo meno fatica. Quando poi ti guardi indietro, ti senti veramente soddisfatto per aver compiuto tutti quei chilometri. Volgi lo sguardo dietro di te e vedi il cielo, gli alberi, la neve e la traccia dei tuoi sci e dei tuoi compagni di avventura.









Francesco S.
PadovaUn anno in Finlandia