Il perfetto equilibrio tra tradizione e modernità
Vivere qui significa camminare con un piede nel futuro senza mai staccare l'altro dalle radici della storia.
Visitare il Giappone era sempre stato il mio sogno, fin da piccola.
Quando vinsi la borsa di studio con Intercultura, che mi permetteva di trascorrerci addirittura un anno, faticavo a crederci.
Ciò che mi ha sempre affascinato di questo Paese è il perfetto equilibrio che esiste fra tradizione e modernità: paesaggi infiniti di grattacieli fra i quali si intravedono, come dei fiorellini in mezzo all’asfalto, dei templi shintoisti, delle sorgenti termali, grandi parchi con fiori di ciliegio.
Io abito a Sendai, la città che nel 2011 ebbe la sfortuna di essere distrutta da un forte terremoto, travolta da uno tsunami e attaccata dalle radiazioni rilasciate dallo scoppio della centrale nucleare di Fukushima, a pochi chilometri di distanza.
Eppure, è tutto in perfetto ordine. I giapponesi sanno cosa fare in caso di pericolo, agiscono in fretta mettendo al primo posto la sicurezza e la serenità della comunità, mai pensando solo a sé stessi.
La mia famiglia è composta da mamma, papà, tre fratellini piccoli e la nonna. Con loro si è creato un legame meraviglioso, che non avrei mai pensato di poter riuscire a costruire
È impossibile non crearsi delle aspettative prima di partire, e le mie erano molto diverse da quella che è poi stata la realtà. Nonostante ciò, non mi ritengo delusa; ho lasciato che il tempo mi insegnasse a capire i loro modi di fare, il loro pensiero, la loro cultura, senza pregiudizi.
Ciò che mi è stato più difficile da accettare ed introdurre nella mia quotidianità sono stati i rapporti interpersonali: uomini e donne faticano a trovare dei punti in comune, soprattutto fra giovani in ambito scolastico, ed il rispetto che i kohai (studenti delle classi inferiori) devono portare ai senpai (quelli più adulti) è di fondamentale importanza. Il contatto fisico non esiste, e bisogna stare molto attenti al linguaggio che si utilizza, che cambia rispetto al grado sociale della persona con la quale si sta parlando, così come il livello dell’inchino.
Essendo una ragazza estroversa ed impulsiva, questa faccia della loro cultura mi ha insegnato ad essere più rispettosa, paziente e intuitiva, qualità che ora ritengo molto importanti.
Il Giappone mi ha cambiata, se in bene o in peggio è qualcosa che penso possa essere visto in modo differente da persona a persona, ma di sicuro mi ha introdotto in alcuni valori che forse, rimanendo in Italia, non sarei riuscita a sviluppare.
Quando arriverà il momento di dirgli addio, voglio farlo con il sorriso, perché nonostante la grande distanza che mi dividerà dalla mia famiglia, dalla scuola, dagli amici e da quella che è diventata la mia seconda vita, quest’esperienza mi rimarrà per sempre nel cuore.
Esplorare un nuovo mondo, imparare una nuova lingua e sviluppare un utilizzo di pensiero diverso da quello della nostra italiana quotidianità, per un ragazzo della mia età è ciò che meglio può aiutarlo a scoprire sé stesso.








































Clara P.
NovaraUn anno scolastico in Giappone