Diventare volontario Intercultura: la ricompensa che cambia la vita

Ricevo qualcosa che vale molto di più del denaro: la possibilità di continuare a crescere e confrontarmi.
Diventare volontario Intercultura: la ricompensa che cambia la vita
L’esperienza nel mondo degli scambi culturali non si esaurisce quasi mai con il rientro a casa. Spesso, è proprio in quel momento che inizia la fase più matura e ricca del percorso: quella del volontariato. Nella storia di Ennio Nasca, l'incontro con questa realtà nasce in modo spontaneo grazie alla madre, un'insegnante di inglese che teneva le lezioni di italiano agli studenti stranieri del centro locale di Catania. Dall'accoglienza in famiglia all'anno all'estero
Il percorso di Ennio è iniziato prima di tutto tra le mura di casa, nel ruolo di fratello ospitante di un ragazzo cinese di nome Xinyang He (chiamato affettuosamente Fabio). Successivamente, il legame con l'associazione si è consolidato quando è partito in prima persona per un programma annuale a Uppsala, in Svezia. Due anni intensi che lo hanno catapultato nel confronto quotidiano con persone provenienti da tutto il mondo, alternando momenti indimenticabili a sfide complesse che lo hanno messo alla prova, stimolando una profonda crescita personale. Perché fare volontariato? Una scelta oltre il denaro
Una volta rientrato a Catania, la scelta naturale è stata quella di diventare volontario Intercultura. A chi gli domanda perché dedicare così tanto tempo a un'attività non retribuita, Ennio risponde che il valore ricevuto supera di gran lunga quello economico: Crescita continua: L'opportunità di confrontarsi costantemente con persone e culture sempre diverse. Supporto concreto: La possibilità di guidare un ragazzo straniero fuori dalle difficoltà che incontra in un Paese nuovo. Impatto emotivo: La gratificazione profonda che nasce dalle relazioni umane autentiche. Superare lo shock culturale: l'importanza di esserc
iIl ruolo dei volontari diventa cruciale soprattutto in autunno, verso ottobre, quando per molti studenti internazionali si presentano le prime incomprensioni con la famiglia ospitante o i sintomi del tipico shock culturale. È in questi momenti di vulnerabilità, in cui alcuni adolescenti pensano persino di arrendersi, che la presenza di una guida fa la differenza. Stare vicini ai ragazzi, far capire loro che non sono soli e che è del tutto normale attraversare dei cali emotivi è il cuore del supporto di Intercultura. Le difficoltà ci sono, ma insieme si possono superare. La ricompensa più grande arriva a giugno, prima delle ripartenze. Sentirsi dire "grazie per essermi stato vicino quando ne avevo più bisogno" è la conferma che tutto il tempo dedicato durante l'anno è stato un investimento prezioso per il futuro di un cittadino del mondo.







Ennio N.
CataniaVolontario di Catania